Propaganda politica velenosa? Esisteva già nell'antica Pompei

Niente di nuovo sotto il sole, la propaganda politica velenosa l'abbiamo ereditata. Guarda quel che succedeva nell'antica Pompei.

Versione in spagnolo

Quello fu uno degli eventi più drammatici e distruttivi della storia antica, ma, d'altro canto, ora è una delle ricchezze più preziose perché ci dà la possibilità di documentare la vita nell'antico impero romano tale e quale era nella sua quotidianità: la polvere del Vesuvio seppellì e lasciò immutati per secoli e secoli oggetti di ogni tipo, accessori della vita quotidiana, strumenti e persino alimenti che costituivano la vita a quei tempi.

Un messaggio elettorale su una parete di un edificio dell'antica Pompei

Messaggi sulle pareti

Per le strade di Pompei c'è la testimonianza del modo in cui gli antichi usavano le pareti per lasciare messaggi: alcuni scrivevano frasi di protezione per sé stessi e le loro abitazioni, altri facevano pubblicità alla propria attività, altri confidavano le loro pene d'amore. E, inoltre, c'erano i messaggi di propaganda politica per le elezioni, dove i candidati cercavano di catturare l'attenzione dei votanti e di screditare gli altri.


C'è una scritta molto divertente di uno uomo che, stanco di vedere un mucchio di messaggi sulle pareti della città, scrive a sua volta, in latino, una frase che tradotta suona: “Mi stupisco, parete, che non sia ancora crollata sotto il peso delle scempiaggini di tanti scribacchini”.


Un luogo unico al mondo

Da quando la città sepolta fu scoperta nel 1748, si sono raccolte informazioni impossibili da trovare in qualunque altro luogo del mondo, su come lavoravano gli artisti e gli artigiani, su come la città era organizzata in zone, su come le persone avevano tentato di salvarsi dalla tragedia e com'erano morte. Alcune scene sono commoventi e altre impressionanti.

Ma, soprattutto, restano i messaggi scritti che in nessun altro luogo erano rimasti intatti.



I programmi elettorali

Già 2000 anni fa, i candidati facevano appello alla pubblicità sulle pareti delle città, chiamate in latino programmata, ossia ‘programmi’. Cercavano, esattamente come i politici di oggigiorno, di apparire buoni e affidabili. Sui cartelli si leggono descrizioni come vir bonus et egregius, “uomo buono ed egregio”, dignissimus, ‘degnissimo’, innocens, ‘innocente’ ecc.


A volte si sottolinea il fatto che il candidato aveva organizzato spettacoli, o aveva preservato il denaro pubblico o persino prometteva la benevolenza divina.

Alcune iscrizioni sono curiose, quasi comiche, come quella che alla lettera recita: “Votalo, perché nel suo precedente mandato non è morto neppure un asino”.
Un programma elettorale lungo una via di Pompei

Quanto erano corretti i politici antichi?

Sono stati ritrovati 2800 cartelli elettorali, e nessuno di essi presentava parole volgari. Solo imprecazioni e maledizioni contro chi potesse cancellare l'iscrizione, per esempio: “invidioso che cancelli (il cartello), che ti venga un colpo” o anche “che ti possa ammalare”.

Ma, sì, è ben presente l'uso dell'ironia contro gli avversari.

Certi cartelli presentavano l'invito da parte di qualcuno ben conosciuto che esortava a scegliere il suo candidato preferito. A volte erano intere categorie di lavoratori ad appoggiarlo. E per questa stessa ragione la contro-propaganda poteva creare falsi cartelli per denigrare un avversario. In un'iscrizione, per esempio, si legge: “i ladruncoli chiedono che sia eletto XY”.


In altre si legge che tutti gli ubriaconi chiedono l'elezione di un tale, o i ladri, o le prostitute e così via, nominando tutte le professioni ritenute infamanti.


In conclusione, tra i tentativi di presentarsi meritevoli di fiducia e di screditare gli altri, non c'è poi molta differenza, forse nessuna, tra quel che succedeva quasi 2000 anni fa a Pompei e in tutto l'impero romano, e quel che succede con la propaganda politica nel mondo attuale: siamo sempre gli stessi.

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