Nel mio ritorno a Villavallelonga (AQ) vi racconterò le cose più belle che ho visto.

Tra zona gialla e zona arancione Giuseppe di Cesare uno dei nostri professori di Italiano è riuscito a visitare Villavallelonga, il suo paese natio.

Versione in Spagnolo

Villavallelonga

Villavallelonga è un comune abruzzese di circa 900 abitanti della provincia di L’Aquila, situato nel bel mezzo della catena montuosa degli Appennini centrali, nonché nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia, istituito nei primi giorni di gennaio di quasi un secolo fa, esattamente nel 1923. Il piccolo centro abruzzese si trova ad un’altitudine di 1005 metri sul livello del mare, questo fa sì che durante le giornate invernali la temperatura scenda anche sotto lo zero con frequenti nevicate.


Dichiarata patrimonio mondiale dall'Unesco

L’attuale abitato ha origini alto medievali, arroccato su un colle, come molti altri centri medievali, conserva i resti di antiche mura, torri e porte d’accesso. Nei dintorni, in tanti punti della valle, si sono scoperti insediamenti nei quali sono stati rinvenuti reperti risalenti all’epoca italica (fino al 300 A.C. circa) e romana.

Sotto il profilo paesaggistico il paesino è situato nell’interno di una valle stretta e lunga, da cui è derivato il nome moderno Villavallelonga. Montagne coperte di fitti boschi, che raggiungono anche i 2000 metri, fanno da corona all’intera valle. In questi boschi si trova la faggeta vetusta di “Val Cervara”, la più antica d’Europa con esemplari che superano i 600 anni di età; in un’area, all’interno di essa, vive l’unica foresta primaria rimasta in Europa. L’intera faggeta è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità nel 2017. In questo paesaggio incontaminato e lussureggiante, dove la natura dà il meglio di sé, è meraviglioso e salutare passeggiare; ci si sente subito meglio, meno stanchi e più rilassati. In questo scenario, all’interno di questo territorio inizia la nostra “arrampicata”, con esattezza nei Prati d’Angro, una località del valico che mette in comunicazione i tanti passi montani della zona, dove in primavera è un tripudio di fiori e di colori, e in autunno gli aceri presenti in gran numero sfoggiano la loro chioma che cambia colore con il passare dei giorni: dal verde al giallo, al rosso fuoco.

Sul manto verde dei prati cavalli, muli e vacche pascolano indisturbati e in totale libertà, ma non solo, con un po' di fortuna e facendo molta attenzione, può capitare un improvviso ed emozionante incontro con gli animali selvatici che abitano in questi luoghi, come lupi grigi appenninici, volpi, orsi bruni marsicani. Dai prati d’Angro è possibile, nel mese di luglio, osservare, sulle sommità scoperte di alcuni monti, le mamme orso con i loro piccoli che si cibano delle bacche di ramno, una sorta di ciliegia selvatica di cui sono molto ghiotti.

con un po' di fortuna e facendo molta attenzione, può capitare un improvviso ed emozionante incontro con gli animali selvatici

Solo a piedi

Prima di superare il valico che porta alla cima che dobbiamo raggiungere, troviamo sulla via diversi fontanili tra i quali: la fontana Valle Fossato, la fontana del Pozzo e la fontana dell’Aceretta che fungono da abbeveratoi per le bestie al pascolo, dove si dissetano gli animali selvatici e trovano ristoro, nelle loro fresche acque, anche i numerosi escursionisti. Il sentiero inizia con una bassa pendenza per poi aumentare con l’aumentare dei chilometri, ovviamente il sito è raggiungibile solo a piedi ed il tempo di percorrenza è di circa 1 ora e trenta minuti.

Prati d'Angro / località Aceretta - Fotocredit: Giuseppe Di Cesare

La maggior parte del cammino avviene all’interno di boschi ricchi di maestosi alberi dall’aspetto di veri e propri guardiani che sorvegliano in maniera severa tutto ciò che accade all’interno del loro territorio. Solamente l’ultimo tratto del percorso è un po’ più arduo ed è quello che risale verso il Rifugio di Iorio / Monte Tre Confini con un’altitudine di 1835 metri s.l.m. Un punto che offre una visione spettacolare su gran parte del territorio della Vallelonga fino alla piana del Fucino, l’antico lago prosciugato nella seconda metà dell’ottocento. Nelle giornate più terse è possibile vedere anche il Gran Sasso d’Italia che con i suoi 2912 metri di altitudine è la cima più alta dell’Appennino.

Vista sulla Vallelonga dal Rifugio di Iorio / Monte Tre Confini. Fotocredit: Giuseppe Di Cesare

Il rifugio, meta della nostra escursione, è chiamato anche Tre Confini perché fu costruito sul confine naturale di tre valli che costituiscono i confini geografici dei comuni di Villavallelonga (L’Aquila), Pescasseroli (L’Aquila) e Pescosolido (provincia di Frosinone nel Lazio). Da qui un immenso orizzonte si apre allo sguardo che si riempie della bellezza del paesaggio regalandoci una indescrivibile sensazione di pace e di serenità.


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